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“ Nella vita le cose che contano sono le persone che ami, i ricordi che lasci e quelli che ti porti dietro „ Silvana Stremiz
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Ho sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare. Chi ama la vita è sempre con il fucile alla finestra per difendere la vita… Un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare, non è un essere umano» (da un’intervista del 1979, di Luciano Simonelli).
Oriana Fallaci nacque a Firenze il 29 giugno 1929, negli anni del potere mussoliniano.
«Non mi sento di essere e non mi sentirò mai come un freddo registratore di ciò che vedo e sento, scrive nella prefazione a Intervista con la storia, il libro che le ha raccolte tutte (1974). «Su ogni esperienza personale lascio brandelli d’anima e partecipo a ciò che vedo o sento come se riguardasse me personalmente e dovessi prendere una posizione (infatti ne prendo sempre una basata su una precisa scelta morale).»
Una delle sue interviste politiche più famose, almeno nella memoria degli americani, rimane quella con il segretario di stato americano, Henry Kissinger. Prima dell’intervista con Oriana Fallaci, Kissinger era stato sempre restio a rivelare alla stampa fatti riguardanti la sfera privata. Durante l’intervista, la Fallaci aveva chiesto al segretario di stato di spiegare la celebrità che, come diplomatico, aveva raggiunto. Inizialmente Kissinger evitò la domanda ma, in seguito all’implacabilità della Fallaci, rispose: «A volte mi vedo come un cowboy che guida la carovana da solo sul suo cavallo, un western se preferisce.» È interessante notare, tuttavia, come la Fallaci consideri la sua intervista con Kissinger una delle peggiori mai fatte (l'allora Segretario di Stato annoverò l'aver rilasciato l'intervista tra i propri maggiori errori ndr.). Tra le altre, si possono ancora ricordare quella con Federico Fellini e Sean Connery, Yassir Arafat e Von Braun. Per il suo passato di membro del Movimento di Resistenza con cui combattè i nazisti durante la guerra e per i suoi sentimenti verso quegli stessi uomini che avevano arrestato, imprigionato e torturato il padre, la Fallaci fu portata ad avere una forte reazione verso Wernher von Braun, ex soldato e scienziato del regime nazista. Lo ammette nel suo racconto dell’intervista, anche se la trascrizione della stessa mostra una straordinaria e assai professionale imparzialità. L’odore di limone nel respiro di quell’uomo e la memoria di quel profumo la disturbò. Lei stessa ne disse: «Ricordo i soldati tedeschi, tutti lavati con il sapone disinfettante che odorava di limone. Tutti sentivamo quell’odore.» La dedizione della Fallaci all’espressione di sé iniziò molto presto. Ricorda di aver scritto “brevi storie ingenue” a nove anni. «Ma — continua — iniziai a scrivere davvero a sedici, quando divenni reporter a Firenze. Ho iniziato con il giornalismo per diventare scrittrice.» Quando le chiesero quali circostanze fossero state importanti per la sua carriera, la Fallaci rispose: «prima di tutto il fatto di appartenere ad una famiglia liberale e impegnata politicamente. E poi, il fatto di aver vissuto — durante l’infanzia — i giorni eroici della Resistenza in Italia attraverso mio padre che ne era leader. E ancora, il fatto di essere fiorentina. Insomma, è il risultato di una certa civiltà e cultura. Comunque, a volte mi chiedo se il fattore più motivante non sia stato il fatto di essere nata donna e povera. Quando sei una donna, devi combattere di più. Di conseguenza, devi vedere di più e pensare di più ed essere più creativa. Lo stesso quando nasci povero. La sopravvivenza è una grande motivazione.» Il fine della sua scrittura, secondo quanto lei stessa ha riferito, «è quello di raccontare una storia con un significato, non certo i soldi». Invece, il fattore motivante di tutti i suoi libri è «una grande emozione, un’emozione psicologica o politica e intellettuale. Niente e così sia [1969], il libro sul Vietnam, per me non è nemmeno un libro sul Vietnam, è un libro sulla guerra». Lettera ad un bambino mai nato (1975), nacque a causa della perdita di un bambino. «Un uomo [1979] è stato scritto in seguito alla morte del mio compagno Alekos Panagulis e al dolore di una simile perdita. Comunque, si dovrebbe notare che il motivo portante dei miei libri è il tema della morte. Questi tre libri parlano sempre di morte o si riferiscono alla morte, al mio odio per la morte, alla mia battaglia contro la morte… La libertà è solo uno tra i tanti altri argomenti. Ciò che davvero mi spinge a scrivere è la mia ossessione per la morte.»
Il suo luogo di lavoro è spartano. «Inizio a lavorare presto la mattina (otto, otto e mezza) e vado aventi fino alle sei o sette di sera senza interruzione, senza mangiare e senza riposare. Fumo più del solito, il che significa circa cinquanta sigarette al giorno. Dormo male la notte. Non vedo nessuno. Non rispondo al telefono. Non vado da nessuna parte. Ignoro le domeniche, le feste, il Natale, il Capodanno. Divento isterica in altre parole e infelice e colpevole se non produco molto. A proposito, sono una scrittrice molto lenta. E riscrivo ossessivamente. Quindi mi ammalo e divento brutta, perdo peso e divento più rugosa.» Nel romanzo Insciallah (1990), la Fallaci scrive la storia delle truppe italiane stazionate in Libano nel 1983. Come nei suoi altri romanzi, presenta gruppi e individui che lavorano per mettere la parola “fine” alle loro oppressioni. Tra i suoi scritti si ricordano ancora Sesso inutile (1961), Penelope va alla guerra (1962), Se il sole muore (1965). I suoi libri sono stati tradotti in decine di lingue. Consegnandole la laurea ad honorem in letteratura, il rettore del Columbia College of Chicago la definì: «Uno degli autori più letti ed amati al mondo.» Seppure di origini fiorentine, Oriana Fallaci risiede a New York: «Firenze e New York sono le mie due patrie», racconta lei stessa. C’è tutta una tradizione critica che la vuole egocentrica, «incapace di ascoltare altre voci oltre la propria» (C. Dikey del «Los Angeles Times Book Review»), inavvicinabile, burbera e talvolta stizzosa; ma a Oriana Fallaci questo importa poco, infatti non conserva le critiche ai suoi libri e dice: «Non mi interessano i critici. Sono quasi sempre scrittori falliti e, di conseguenza, invidiosi e gelosi di chi scrive. Trovo la loro professione vergognosa perché è così sleale e stupido improvvisare giudizi in un piccolo articolo dopo il lavoro di anni di uno scrittore. Credo che i veri critici siano i lettori […]» Nella sua lettera a Pier Paolo Pasolini, scritta in seguito al tragico evento della morte dello scrittore, affermava: «[…] In una strada deserta, c’era un bar deserto, con la televisione accesa. Si entrò seguiti da un giovanotto che chiedeva stravolto: "Ma è vero, è vero?" E la padrona del bar chiese: "Vero cosa?". E il giovanotto rispose: "Di Pasolini, Pasolini ammazzato!". E la padrona del bar gridò: "Pasolini Pier Paolo? Gesù! Gesummaria! ammazzato! Gesù! Sarà una cosa politica!". Poi sullo schermo della televisione apparve Giuseppe Vannucchi e dette la notizia ufficiale. Apparvero anche i due popolani che avevano scoperto il tuo corpo. Dissero che da lontano non sembravi nemmeno un corpo, tanto eri massacrato. Sembravi un mucchio d’immondizia e solo dopo che t’ebbero guardato da vicino si accorsero che non eri immondizia, eri un uomo. Mi maltratterai ancora se ti dico che non eri un uomo, eri una luce e che una luce s’è spenta?» Sempre Luciano Simonelli, nell’intervista precedentemente citata, aveva chiesto alla famosa scrittrice: «Ma tu ci credi agli uomini?» E lei, con il suo solito fare, aveva replicato: «[…] Non è saggio dare troppa fiducia agli uomini: È saggio guardarli con un occhio chiuso e uno aperto e non farsi mai troppe illusioni su di loro, su noi. E ricordarsi che, ahimè, il più delle volte non ci si batte per quello che vorremmo che gli uomini fossero ma non sono, per quello che noi vorremmo essere ma non siamo. Ci si batte per noi stessi e basta.» In risposta all'orrore dell'11 settembre 2001, Oriana Fallaci rompe un silenzio durato dieci anni dando alle stampe La rabbia e l'orgoglio, uno sfogo duro e appassionato che pone a confronto due culture, l'America e l'Italia, «lontani non solo sulle cartine, ma anche nell’anima». Riemersa da un esilio autoimposto, l'autrice espone come un fiume in piena le proprie idee sulla politica, la società, la Guerra Santa, l'Islam, inframezzando il tutto con i ricordi delle proprie esperienze personali, di giornalista e scrittrice. Il 12 marzo 2004, all'indomani della strage alla stazione Atocha di Madrid [11 marzo n.d.r.], compare sugli scaffali delle librerie, nelle edicole, sui banchi dei supermercati La forza della Ragione, un altro libro controverso, denso di pensieri e di esperienze personali che mostrano al lettore il percorso di maturazione di un sincero rancore verso l'Islam e verso il mondo arabo in generale. Un libro di attualità, discutibile, ma pregno anche di spunti e di interessanti riflessioni. Infine, un libretto allegato al quotidiano «Corriere della Sera» del 6 agosto 2004. L'ultimo personaggio intervistato nel ciclo della Storia vissuta e riportata dalla vulcanica giornalista è un simbolo dell'epoca che stiamo vivendo. Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci. Ovvero, perché intervistare una «nullità» come Chirac o Schröder, quando si può scendere al bar sotto casa e ottenere lo stesso risultato? Anzi, perché non fare tutto da soli e intervistare se stessi? Un insolito silenzio da parte sua ha marcato l'11 settembre 2006, quinto anniversario del crollo che ha cambiato la storia dell'Occidente e del mondo intero. Quattro giorni più tardi, alle 01:30AM del 15 settembre, Oriana Fallaci si spegne nel tepore asettico di una casa di cura di Firenze, in una notte di pioggia torrenziale. Una pioggia totale, alla Ridley Scott, che martella equamente nel suo precipitare incessante e totale le campagne e le banlieue dell'Europa, i giardini e le casbah del Medioriente, conferendo agli aratri addormentati, alle auto in sosta nel buio, ai carretti e alle bancarelle abbandonate nei vicoli deserti, alle palme e ai cellophane gocciolanti, un generale senso d'irrilevanza e di oblio...
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© by Silvana Stremiz
Ultimo aggiornamento: 16-11-09